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HIDALGO Y MUSICA MAGAZINE

Sorgente: La libreria di piazza S.Agostino a Roma… dal 1955

 

 

 

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Un viaggio nel regno delle parole, questo, destinato a chi ha il palato fine.Parole a miliardi, che compongono frasi, pensieri, descrivono storie raccontano sentimenti. Parole ammonticchiate pile su pile e racchiuse in un piccolo grande mondo nel cuore della città eterna. Roma, a piazza S. Agostino 17/A ospita la libreria omonima gestita dal sig. Misasi il quale, da bravo collezionista compulsivo di libri ha raccolto, nel corso della sua vita di appassionato di parole, un vero e proprio tesoro letterario. Sono andata a trovarlo grazie al prezioso supporto di Raffaela Siniscalchi* che mi ha presentato il sig. Misasi il quale felicissimo mi ha raccontato la storia di una vita passata a sfogliare le pagine di libri di ogni foggia e valore. La libreria in questione è un pezzo storico della cultura e della città e come tale andrebbe conservata e curata. Il sig. Misasi infatti ne è il proprietario dal 1965, mentre la libreria nasce a metà degli anni ’50….del ventesimo secolo, e da allora ha visto transitare i grandi nomi della letteratura e del cinema , per citarne alcuni Strasberg, Sciascia, Calvino ( se una notte d’inverno un viaggiatore… si fosse fermato a S.Agostino!).

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Continuando nel suo racconto pieno di aneddoti il titolare, che oggi ha raggiunto l’invidiabile età di 90 anni portati benissimo ed è un’enciclopedia vivente, lucidissimo ed innamorato protettore di libri, racconta che tra le sue mura è transitata anche una preziosa trilogia di Shakespeare di una prestigiosa edizione del 1800…. Molteplici le storie da rendere pubbliche, quindi. Purtroppo bisogna dire che in questo stupendo mare di parole manca la manodopera: il sig, Misasi mantiene le spese gestionali con la sua pensione, non può permettersi del personale adeguato che lo aiuti a ricatalogare i libri e la libreria apre due giorni a settimana ed il sabato mattina..c’è necessità estrema di un sostegno alla cultura, di incentivazione all’acquisto, di conservazione del bene più prezioso che abbiamo, le radici che affondano in culture passate, e vorremmo che lo Stato lo aiutasse.

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Faremo presto un evento on line in partnership con terze persone per raggiungere più contatti possibili: collezionisti, antiquari, amanti del bello,un evento per sensibilizzare chiunque lo voglia ad una visita, un acquisto, un passaparola.Tutto è utile ed indispensabile, al momento.

EmanuelaGuttoriello

 

*Raffaela Siniscalchi cantante jazz presto su Hidalgo y Musica con una intervista unica!

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Giovanni Grano è uno dei nostri chitarristi classici tra i più apprezzati all’estero, sia come concertista che come docente. Numerose le sue masterclasses nel regno sacro della Musica: l’ho avuto come docente di musica Barocca, sulla quale è ferratissimo.

Avevamo questa intervista in sospeso dal 2016 a Rust, in Austria, ed ora eccola qui.

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Intervista a Giovanni Grano

1- La didattica chitarristica è fondamentale per un corretto approccio allo strumento ed una ancora più corretta funzionalità dello strumentista. I consigli del Maestro e la sua metodologia.

La didattica è un fatto di importanza esclusiva, un pò come approntare le fondamenta di una casa prima di procedere alla sua reale costruzione. Intanto è indispensabile avere un corretto atteggiamento mentale nell’approccio allo strumento . Il Maestro dovrà essere in grado di suggerire un’ adeguata fisiologia posturale, avendone ovviamente egli stesso sperimentato i vantaggi in base alla sua personale esperienza ed alle conoscenze medico-scientifiche.  Molte volte ho dovuto constatare come un numero ragguardevole di  allievi non fosse immune da scoliosi, tendiniti e malvezzi dovuti a cattiva postura, consolidatisi in anni  di studio oppure ad alcun tipo di impostazione mai suggerita né mai corretta.
Purtroppo complice in questa disfunzione anche il desiderio di molti allievi di  suonare presto brani difficili, senza prestare la dovuta attenzione alla qualità ed alla quantità di suono ed alla correttezza esecutiva ( stile, agogica, dinamiche etc. ).  A tal proposito io personalmente inizio con lezioni  esplicative ai miei allievi che illustrano fisiologicamente le ragioni di una  postura quanto più possibile “naturale”. Il suonare uno strumento non rientra  – di fatto  – nelle categorie delle cose naturali della vita e quindi bisogna approntare un metodo  che produca il minor disagio possibile al nostro corpo, posto che uno strumentista suonerà in una determinata  e consolidata posizione per decenni e per più ore al giorno, durante il corso della sua vita. La mia metodologia, relativamente alla mano sinistra, si basa sull’indipendenza di ogni singolo dito, ed è fondata sui principi meccanici di articolazione, ovvero del  ritiro e lancio delle dita, sfruttando il solo peso di queste e non la forza di lancio. Un altro principio inderogabile è l’assoluto parallelismo delle dita, con l’eccezione del primo che, fisiologicamente,  si presenta più divergente rispetto alle altre.  Più complessa, ma solo apparentemente, l’impostazione della mano destra. Questa, a differenza della sinistra, ingloba una tensione all’interno del cavo-dorso, la qual cosa permette un’assoluta  stabilità all’asse  mano-avambraccio . Un’ulteriore caratteristica della mia metodologia è quella di non frammentare mai l’arco delle dita della mano destra, principio, questo,  che consente  di dosare la quantità di suono, oltre naturalmente alle diverse tipologie timbriche  che, in tal modo, si realizzano più semplicemente e più rapidamente. In seguito  faccio usare entrambe le mani con esercizi appropriati,  tratti dal metodo di Fernando  Sor,  che contemplano l’uso del contrappunto di prima e seconda specie , per sviluppare nell’allievo la coscienza e la condotta delle voci. Tali principi, in generale,  sono quelli appresi  in buona parte dal mio compianto Maestro Ruggero Chiesa, seppur integrati dalla mia  quarantennale esperienza . Sono sempre più convinto, infatti,  che il nano che si pone sulle spalle del gigante vede più lontano. Naturalmente quanto  sopra esposto  rappresenta solo la sintesi estrema, seppur  fondamentale,  della mia concezione didattica.

foto Grano Neuotting

2-Lo sviluppo di una passione per un genere musicale specifico (es. Rinascimento, Barocco, Romanticismo ecc) : praticare solo un certo genere secondo te è limitante nei confronti della tecnica? In molti brani del Rinascimento le voci delle parti trascritte da liuto sono molte e  si parla di polifonia …Per non parlare del Barocco, nelle fughe soprattutto, in cui sia lo studio sia l’esecuzione offrono uno sviluppo tecnico non indifferente.

Ritengo che un bravo e scrupoloso musicista, prima di procedere all’esecuzione di qualsivoglia genere –  indipendentemente da quale strumento suoni – debba tener conto in primis dello stile, della quantità  e della condotta delle voci e  del contorno armonico ad esse connesso, in secundis delle modalità d’esecuzione in relazione al brano prescelto. In quasi tutta la musica per liuto rinascimentale è fondamentale riconoscere le voci e tener conto dell’estetica strumentale di quell’epoca, strettamente connessa alle voci umane nonchè agli elementi naturali,  secondo le teorie riprese da Empedocle ed Aristotele. Terra , acqua , aria e fuoco si identificavano con le quattro tessiture vocali, dal basso ( ancora oggi in inglese ground, ovvero terra ) al fuoco, così svettante e luminoso come la voce di soprano. Non a caso, già a partire dalle” Frottole intabulate” del Bossinensis , il liuto sintetizza due voci umane , mentre la parte superiore viene affidata effettivamente al soprano. Non dimentichiamoci, ad ulteriore dimostrazione, delle meravigliose trascrizioni di opere polifoniche da brani franco-fiamminghi  effettuate da Francesco da Milano, quali “La canzon degli uccelli ” e ” la Battaglia francese ” , due capolavori di Janequin. Lo sviluppo tecnico, a mio avviso, dovrebbe prescindere dalle opere poste sotto studio ma, una tecnica ben consolidata in precedenza, invece, essere messa  al servizio del brano. Questo in linea di massima, non escludendo che uno o più  brani specifici  possano portare a migliorare una particolare modalità d’ esecuzione. Faccio un esempio pratico. Per chi volesse garantire la precisione e la velocità d’esecuzione delle quartine potrebbe essere utile studiare sistematicamente il preludio n° 4 di H. Villa-Lobos, anche con le varie possibilità di eseguire le quartine ( sei tipologie  in toto ) , ma naturalmente anche molti studi di Aguado e di Giuliani, dove la realizzazione  delle quartine è meccanicamente  uguale o simile.  Insomma se sai come fare devi solo adeguarti al brano ed alla procedura stilistica in esso contenuto…..come si suol dire “ex nihilo nihil  fit ” !! Per completare la tua domanda ritengo comunque che fossilizzarsi su un solo genere sia estremamente limitante nei confronti della tecnica. L’elasticità e la duttilità tecnica apprese con una solida  impostazione dovrebbero permetterci di approcciare qualsiasi tipo di repertorio con le giuste modalità.

gio 6

 

3- Luoghi suggestivi in cui vorresti suonare domani.

Prossimamente,  presso il Palau de la Musica di Valencia, terrò  un concerto nel quale sono inseriti anche  brani di donne compositrici. Ho accettato volentieri l’invito e son contento di valorizzare anche la buona musica delle quote rosa, in genere sempre un pò snobbata. Devo confessarti che dopo circa 1200 concerti tenuti in tutto il mondo e nei teatri più prestigiosi vorrei poter suonare in quei luoghi che ancora non conosco, a prescindere dalla loro oggettiva importanza. In luglio, oltre all’appuntamento obbligato a Fiuggi terrò un master ed un  concerto nella splendido borgo di Deruta in Umbria, poi di seguito concerti e masters  a Cork ed a Dublino in Irlanda, luoghi suggestivi che ancora non ho visitato. Mi piacerebbe suonare a Villa Ruffolo, a Ravello, un luogo estremamente magico, come lo stesso Wagner ebbe a sottolineare. Altri luoghi dove vorrei suonare sono il Brasile ed il Messico che hanno dato un contribuito speciale al repertorio del nostro strumento, certo condizionato anche dalla suggestività dei territori in cui hanno vissuto M.M. Ponce, H. Villa-Lobos, Garroto e altri. Sono molto curioso di intraprendere il prossimo anno una tournèe in Cina, paese che mi affascina per la grande cultura e per le enormi potenzialità musicali già in parte affiorate con  eccellenti musicisti.

 

 

 

 

 

 

 

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ENTREVISTA AL MAESTRO OMAR LARA

 

1D-Maestro , aún hoy, en su país , tal vez más ahora que hace 40 años , la cultura todavía parece ser el maestro indiscutible: es una buena señal,a pesar de los intentos realizados en esos años por silenciar la cultura en todas sus formas. Hoy en día, ¿qué ha cambiado en Chile ?

 

1R.La cultura, en términos generales y amplios, sigue siendo una deuda en nuestro país. Una deuda sobre todo para quienes más la necesitan, es decir los jóvenes, las comunidades marginales, las minorías étnicas. En un pasado no reciente pero tampoco muy lejano fuimos uno de los países con mayor índice de lectura y hoy estamos lejos de ello. Predomina la llamada cultura de la farándula, es decir, la tontería televisiva y la superficialidad en muchos otros ámbitos. Estamos luchando por una reforma educacional que tarda mucho pero que, sin embargo, en su discusión ha creado conciencia de nuestras carencias, esperanzas y necesidades.

 

2D Durante la detención en la cárcel de Valdivia ,se le permitió escribir ?
En la prisión surgió la idea de escribir 1973 el mismo libro que hoy estoy traduciendo?

2R. Por supuesto no teníamos permiso para hacerlo, todo era una acción semisecreta y los papeles se sacaban clandestinamente, disimulados en la ropa o escondidos subrepticiamente por los visitantes amigos o familiares. Tiene usted razón, 1973, un libro que recoge mis poemas alusivos a la dictadura y al exilio –libro todavía inédito como tal- lo empecé a escribir el mismo día del golpe, en los días de la cárcel. Un libro que, por otra parte, no termina de escribirse pues los efectos de la dictadura, del exilio, de la persecución y de la atmósfera retorcida creada por ese tiempo nefasto todavía no se han ido del todo.

 

 

3D ¿Usted cree que las restricciones que tuvo que sufrir durante esos largos meses han empeorado su creatividad de alguna manera ? Su lápiz sin igual nunca ha dejado de funcionar.

3R. Nunca dejé de escribir. En ocasiones era mi terapia personal y privada, en otras la necesidad de explicarse las cosas, en otras la urgencia de la comunicación. Hay un verso mío que se cita frecuentemente: “porque la poesía/
para qué puede servir si no para encontrarse?”.

 

 

4D Parece una coincidencia, pero usted estuvo en exilio en países que han tenido dictaturas muy fuertes.

 

4R. Claro, estuve en el Perú, estuve en la Rumanía de Ceaucescu, en la España pos Franco. Pero encontré allí la maravilla de la solidaridad que me mantuvo vivo, y la amistad de muchos y muchas que todavía viven en mi corazón.

 

 

5D La felicidad . ¿Qué es la felicidad? Maestro, ¿cree que la verdadera felicidad no es más que el desarrollo personal , la ampliación de los límites del corazón, hasta las fronteras del corazón ya no existen no hay límites , no hay frenos?

 

5R. Me hace usted una pregunta perturbadora. Simple y compleja al mismo tiempo. De algún modo usted ya la respondió en su propia pregunta.Supongo que hay muchas respuestas, según el estado de ánimo, según la experiencia cotidiana. Lo más cercano a la felicidad, para mí, es sentir que estoy haciendo lo correcto, que soy leal a mí mismo y a los otros, que he vivido y vivo consecuentemente con aquello que he querido ser.
Algunos gobiernos –en tres o cuatro países según he leído- han establecido un Ministerio de la Felicidad. Puede parecer excéntrico o ingenuo. A mí me parece tremendamente revelador de un estado de cosas en un mundo cada vez arrinconado hacia la infelicidad, la desesperanza, la incertidumbre. Bienvenidos los Ministerios de la Felicidad!

 

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Giovanni Grano è uno dei nostri chitarristi classici tra i più apprezzati all’estero, sia come concertista che come docente. Numerose le sue masterclasses nel regno sacro della Musica: l’ho avuto come docente di musica Barocca, sulla quale è ferratissimo.

Avevamo questa intervista in sospeso dal 2016 a Rust, in Austria, ed ora eccola qui.

 

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Consegna del premio alla Carriera nel 2016 a Rust, Austria, durante il Guitar Festival omonimo.

Intervista a Giovanni Grano

1- La didattica chitarristica è fondamentale per un corretto approccio allo strumento ed una ancora più corretta funzionalità dello strumentista. I consigli del Maestro e la sua metodologia.

La didattica è un fatto di importanza esclusiva, un pò come approntare le fondamenta di una casa prima di procedere alla sua reale costruzione. Intanto è indispensabile avere un corretto atteggiamento mentale nell’approccio allo strumento . Il Maestro dovrà essere in grado di suggerire un’ adeguata fisiologia posturale, avendone ovviamente egli stesso sperimentato i vantaggi in base alla sua personale esperienza ed alle conoscenze medico-scientifiche.  Molte volte ho dovuto constatare come un numero ragguardevole di  allievi non fosse immune da scoliosi, tendiniti e malvezzi dovuti a cattiva postura, consolidatisi in anni  di studio oppure ad alcun tipo di impostazione mai suggerita né mai corretta.
Purtroppo complice in questa disfunzione anche il desiderio di molti allievi di  suonare presto brani difficili, senza prestare la dovuta attenzione alla qualità ed alla quantità di suono ed alla correttezza esecutiva ( stile, agogica, dinamiche etc. ).  A tal proposito io personalmente inizio con lezioni  esplicative ai miei allievi che illustrano fisiologicamente le ragioni di una  postura quanto più possibile “naturale”. Il suonare uno strumento non rientra  – di fatto  – nelle categorie delle cose naturali della vita e quindi bisogna approntare un metodo  che produca il minor disagio possibile al nostro corpo, posto che uno strumentista suonerà in una determinata  e consolidata posizione per decenni e per più ore al giorno, durante il corso della sua vita. La mia metodologia, relativamente alla mano sinistra, si basa sull’indipendenza di ogni singolo dito, ed è fondata sui principi meccanici di articolazione, ovvero del  ritiro e lancio delle dita, sfruttando il solo peso di queste e non la forza di lancio. Un altro principio inderogabile è l’assoluto parallelismo delle dita, con l’eccezione del primo che, fisiologicamente,  si presenta più divergente rispetto alle altre.  Più complessa, ma solo apparentemente, l’impostazione della mano destra. Questa, a differenza della sinistra, ingloba una tensione all’interno del cavo-dorso, la qual cosa permette un’assoluta  stabilità all’asse  mano-avambraccio . Un’ulteriore caratteristica della mia metodologia è quella di non frammentare mai l’arco delle dita della mano destra, principio, questo,  che consente  di dosare la quantità di suono, oltre naturalmente alle diverse tipologie timbriche  che, in tal modo, si realizzano più semplicemente e più rapidamente. In seguito  faccio usare entrambe le mani con esercizi appropriati,  tratti dal metodo di Fernando  Sor,  che contemplano l’uso del contrappunto di prima e seconda specie , per sviluppare nell’allievo la coscienza e la condotta delle voci. Tali principi, in generale,  sono quelli appresi  in buona parte dal mio compianto Maestro Ruggero Chiesa, seppur integrati dalla mia  quarantennale esperienza . Sono sempre più convinto, infatti,  che il nano che si pone sulle spalle del gigante vede più lontano. Naturalmente quanto  sopra esposto  rappresenta solo la sintesi estrema, seppur  fondamentale,  della mia concezione didattica.
foto Grano Neuotting

2-Lo sviluppo di una passione per un genere musicale specifico (es. Rinascimento, Barocco, Romanticismo ecc) : praticare solo un certo genere secondo te è limitante nei confronti della tecnica? In molti brani del Rinascimento le voci delle parti trascritte da liuto sono molte e  si parla di polifonia …Per non parlare del Barocco, nelle fughe soprattutto, in cui sia lo studio sia l’esecuzione offrono uno sviluppo tecnico non indifferente.

Ritengo che un bravo e scrupoloso musicista, prima di procedere all’esecuzione di qualsivoglia genere –  indipendentemente da quale strumento suoni – debba tener conto in primis dello stile, della quantità  e della condotta delle voci e  del contorno armonico ad esse connesso, in secundis delle modalità d’esecuzione in relazione al brano prescelto. In quasi tutta la musica per liuto rinascimentale è fondamentale riconoscere le voci e tener conto dell’estetica strumentale di quell’epoca, strettamente connessa alle voci umane nonchè agli elementi naturali,  secondo le teorie riprese da Empedocle ed Aristotele. Terra , acqua , aria e fuoco si identificavano con le quattro tessiture vocali, dal basso ( ancora oggi in inglese ground, ovvero terra ) al fuoco, così svettante e luminoso come la voce di soprano. Non a caso, già a partire dalle” Frottole intabulate” del Bossinensis , il liuto sintetizza due voci umane , mentre la parte superiore viene affidata effettivamente al soprano. Non dimentichiamoci, ad ulteriore dimostrazione, delle meravigliose trascrizioni di opere polifoniche da brani franco-fiamminghi  effettuate da Francesco da Milano, quali “La canzon degli uccelli ” e ” la Battaglia francese ” , due capolavori di Janequin. Lo sviluppo tecnico, a mio avviso, dovrebbe prescindere dalle opere poste sotto studio ma, una tecnica ben consolidata in precedenza, invece, essere messa  al servizio del brano. Questo in linea di massima, non escludendo che uno o più  brani specifici  possano portare a migliorare una particolare modalità d’ esecuzione. Faccio un esempio pratico. Per chi volesse garantire la precisione e la velocità d’esecuzione delle quartine potrebbe essere utile studiare sistematicamente il preludio n° 4 di H. Villa-Lobos, anche con le varie possibilità di eseguire le quartine ( sei tipologie  in toto ) , ma naturalmente anche molti studi di Aguado e di Giuliani, dove la realizzazione  delle quartine è meccanicamente  uguale o simile.  Insomma se sai come fare devi solo adeguarti al brano ed alla procedura stilistica in esso contenuto…..come si suol dire “ex nihilo nihil  fit ” !! Per completare la tua domanda ritengo comunque che fossilizzarsi su un solo genere sia estremamente limitante nei confronti della tecnica. L’elasticità e la duttilità tecnica apprese con una solida  impostazione dovrebbero permetterci di approcciare qualsiasi tipo di repertorio con le giuste modalità.

 

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3- Luoghi suggestivi in cui vorresti suonare domani.

Prossimamente,  presso il Palau de la Musica di Valencia, terrò  un concerto nel quale sono inseriti anche  brani di donne compositrici. Ho accettato volentieri l’invito e son contento di valorizzare anche la buona musica delle quote rosa, in genere sempre un pò snobbata. Devo confessarti che dopo circa 1200 concerti tenuti in tutto il mondo e nei teatri più prestigiosi vorrei poter suonare in quei luoghi che ancora non conosco, a prescindere dalla loro oggettiva importanza. In luglio, oltre all’appuntamento obbligato a Fiuggi terrò un master ed un  concerto nella splendido borgo di Deruta in Umbria, poi di seguito concerti e masters  a Cork ed a Dublino in Irlanda, luoghi suggestivi che ancora non ho visitato. Mi piacerebbe suonare a Villa Ruffolo, a Ravello, un luogo estremamente magico, come lo stesso Wagner ebbe a sottolineare. Altri luoghi dove vorrei suonare sono il Brasile ed il Messico che hanno dato un contribuito speciale al repertorio del nostro strumento, certo condizionato anche dalla suggestività dei territori in cui hanno vissuto M.M. Ponce, H. Villa-Lobos, Garroto e altri. Sono molto curioso di intraprendere il prossimo anno una tournèe in Cina, paese che mi affascina per la grande cultura e per le enormi potenzialità musicali già in parte affiorate con  eccellenti musicisti.

 

 

 

 

 

 

 

RUST  Guitar Festival 2017

 

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Another goal this year in Austria, during a Festival you can’t miss! In fact, a new entry started this year, and left us the promise to get the first round of Competition for Composers,playing all around the world. Successful and competence were the result of this new, which started absolutely unexpected, because of the great number of participants. Hot and cold  impressions by the President of this Jury, Jovan Pesec, you can read below. Enjoy!

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1st International Classical Guitar Composers Competition Rust 2017
http://www.guitarfestivalrust.at

The idea of the competition was to encourage a range of 21st century responses to the genre of etudes. Entries will be judged according to composers’ ability to take on the challenge of writing a memorable, individual and truly contemporary piece of etude in a genre that crosses so many boundaries in music, with account also taken of skill in writing for the guitar.
The competition was open to composers of all ages and nationalities. Only unpublished and previously unperformed works could be submitted.

45 compositions from all over the world were submitted! The jury was overwhelmed, because we had not expected such a high number of submissions. The jury selected 10 works for a shortlist. It was rated with a system from 0 to 25 points. The quality of the works was very high. Almost every submitter could have come to the shortlist. The participants in the shortlist were (in alphabetical order):

Barouki Jonnathan (Venezuela)
Bauer Ralf (Germany)
Björnsson Gulli (Iceland)
Borvai Pál (Hungary)
Chadwick Roland (Great Britain)
Kovacs Marie-Theres (Austria)
Mora-Jiménez Jose (Netherland)
Nicolau JuanLuis (Spain)
Renna Nicoló (Italy)
Vaughan Richard (Germany)
Ultimately, mathematics decided the first 3 winners of the Composers Competition of the International Guitar Festival Rust.
Their names were mentioned at the opening ceremony of the International Guitar Festival Rust on the evening of 9 April 2017 and subsequently published on the festival website: http://www.guitarfestivalrust.at

 

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Prizes: The winner received a cash prize of € 500. This prize is sponsored by studio.v4m.net. The studio.v4m.net will also produce a professional audio and video recording of the winning piece and a selection of pieces of the shortlist, which will be posted on YouTube within three months of the public performance. Last but not least , three shortlisted pieces will be performed by winners of the International Guitar Festival Rust 2016 in the following years during a public concert. In the event of multiple short-listed submissions being found suitable, the International Guitar Festival Rust reserves the right to extend both the performance and video recording to additional pieces and to make commendation of works outside the short-list.
The winners of the first three prizes were invited to participate in the jury of Composers Competition 2018. Due to the great success of the 2017 Composers Competition, the Commettee of the Guitar Festival decided to hold a competition under the direction of Jovan Pesec in 2018 as well. The subject of this competition will be again topic-related. Wait anxiously!
Jovan Pesec

Well, another challenge is going to start, get ready for the next year, we’ll be waiting for your talent!

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Sorgente: Intervista a… Lorena Marcelli

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Ci sono cose che non si possono comprare. Sembra una frase fatta  priva di senso  o piena di ovvietà… invece è una realtà sempre attuale. Il rispetto, l’amore, la considerazione, sembrano termini sospesi nell’aria, chimere irraggiungibili, sogni impalpabili ed irrealizzabili. Se invece fosse più semplice di quanto crediamo fare quel famoso passo, avremmo  tutti la possibilità di godere di una serenità maggiore…incubi infiniti non si presenterebbero alla porta, scene inaudite non toccherebbero le nostre vite. Ma l’essere umano è cacciatore, e come ogni predatore che si rispetti, ha bisogno della sua preda.

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Ho intervistato Lorena Marcelli, collega ed ideatrice di un progetto antiviolenza del quale faccio parte con altre pregiate colleghe. Un’antologia che raccoglie fondi  da destinare – e già destinati – a dei centri antiviolenza in Italia. Questo articolo -intervista vuole essere un appello alla solidarietà. Vi aspettiamo per continuare insieme la strada intrapresa.

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LORENA MARCELLI

D1: Lorena e la scrittura,binomio irrinunciabile visto che sei editrice oltre che autrice.

R1 .Binomio assolutamente irrinunciabile perché da scrittrice, in questi ultimi dieci anni, ho avuto modo di conoscere da vicino il mondo dell’editoria e non è proprio rose e fiori, come molti lo immaginano. Ho lavorato con piccolissime, piccole, medie e grandi Case Editrici e da ognuna di loro, nel bene e nel male, ho imparato quello che va e quello che non va. Ho imparato, soprattutto, come non si devono trattare gli autori, dopo che hanno speso molto del loro tempo per scrivere. Ho cercato di mettere insieme tutte le “cose buone” e mi sono buttata in questa nuova avventura. Il mio sogno è quello di riuscire ad aiutare, con la mia esperienza, gli aspiranti scrittori che lo meritano. Soprattutto i più giovani.

D2: Progetti che prendono forma e si realizzano insieme con altre autrici selezionate, antologie che nascono…

R2. E sono i progetti più belli e che lasciano nel cuore una sensazione di profondo benessere. Ho ideato “Eva non è sola” , un’antologia contro la violenza di genere, e il ricavato verrà devoluto a tre centri antiviolenza, e ho coordinato e curato un’altra antologia “Mi corazòn y tu corazòn”, per acquistare medicinali per Venezuela. Tu ne sai qualcosa, vero?

D3: Il progetto Eva non è sola lancia un messaggio fortissimo già dalla copertina. Gioie e dolori di questo progetto che racchiude la storia infinita, ovvero l’ educazione alla vita, se si può dire così.

R3 Sì, Eva non è sola vuole scuotere le coscienze di tutti, ma soprattutto delle donne chiamate ad educare gli uomini alla vita. Spesso mi ritrovo ad osservare i ragazzi di quindici/sedici anni e resto basita, davanti alla loro maleducazione e al poco rispetto che dimostrano verso “l’altro”. Proprio due giorni fa una mia collega è stata mandata “al diavolo” (per addolcire un po’ il senso), solo per aver chiesto a un ragazzino di spostare la bicicletta da un muro. Ho pensato alla donna che lo stava crescendo e ho avuto un moto di rabbia, perché siamo noi le prime a dover educare i figli che diventeranno uomini, e a farlo in maniera giusta, insegnando loro a usare il cuore e ad essere educati e rispettosi. L’educazione alla vita è difficile, e oggi lo è ancora di più. Eva non è sola non è una certezza, ma una speranza.

Seguiteci su FB, la pagina porta il nome del progetto: troverete il crowdfunding, i resoconti, gli autori  di EVA NON è SOLA  -anche uomini!- E magari anche a voi lettori verrà una splendida idea per aiutarci a diffondere  Eva.

Emanuela Guttoriello

 

 

 Le Dame di Seta

di Giovanni Boldini

 

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Seta intesa come tessuto che accarezza e che sfiora senza fare male, seta perchè rispetto di LEI, seta perchè la morbidezza delle pennellate assorbe lo sguardo e lo trasporta oltre un tempo , oltre un’era.  Uno sguardo ad un passato pittorico eccezionale che ci viene sottoposto sussurrandolo, uno stile incomparabile e geniale . Giovanni Boldini in mostra a Roma, al Complesso del Vittoriano, con oltre 150 opere inestimabilmente belle per questo meraviglioso vanto italiano che ben ha saputo far risaltare la donna dalla Belle Epoque fino agli anni ’20 e ’30 del ventesimo secolo, donandole il posto d’onore che merita. Proprio nei ritratti Boldini sottolinea e marca la individualità femminile senza volgarità, senza eccessi: e sono donne luminose, le sue, sorriso aperto e delicato, ed ecco che  la dama non risulta immorale bensì immortale. Anche negli accenni di nudo traspare l’innocenza del gesto, mai la sua malizia.

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Il punto di forza delle dame boldiniane è la personalità senza servilismi nè maschere, identità fortissima di donne mai rassegnate, vive, padrone della propria vita a dispetto di tutto. Questo evidenziava il pittore, la reale essenza la vera anima. Un grande precursore Boldini, inimitabile per le sue rapidissime pennellate, la serena calma del colore, l’anima leggera.

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Una passeggiata tra quadri che chiamano per nome il visitatore, dialogano con lui, raccontano una joie de vivre tutta scintillante e forse effimera, come tutte le cose…ma il pennello fatato di Giovanni Boldini ha fermato un tempo inesorabile affascinante e soprattutto vivo.

Ferrara, grazie.

 

Emanuela Guttoriello

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